A Malpensa volano gli aerei, ma non le retribuzioni dei lavoratori

«Un laboratorio, anche un po’ spinto, in termini di flessibilità». Così Pino Pizzo, segretario provinciale della Filcams-Cgil di Varese, descrive l’aeroporto di Malpensa. Sono lontani i primi anni Duemila, tempi in cui lo scalo della brughiera attirava i lavoratori con le sirene del posto fisso e delle 16 mensilità. «Ma questo vale solo per i dipendenti di Sea: il resto del mondo vive nel Far West», con stipendi che rasentano la quota bassissima di 950 euro lordi al mese.
Il «resto del mondo» comprende i lavoratori di settori come il commercio, le mense, le imprese di vigilanza e pulizia, le farmacie: dei quasi 20mila lavoratori che operano all’interno dello scalo, circa la metà rientrano in una delle categorie che fanno riferimento al sindacato guidato da Pizzo. Persone che magari sono riuscite ad uscire dall’universo del precariato, ma che vedono ancora lontano il traguardo di uno stipendio sufficiente ad assicurare alla propria famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
Anzi, in alcuni casi sono costretti a pagare per poter lavorare, cioé per recarsi sul posto di lavoro: la cosiddetta «trattenuta parcheggi: Sea li ha sempre fatti pagare alle aziende che lavorano nel sedime aeroportuale», spiega Livio Muratore, delegato Filcams-Cgil, «e finché non c’era la crisi, erano direttamente le società ad accollarsi i costi. Ma, nel momento in cui i profitti hanno iniziato a diminuire, hanno iniziato a scaricare questo costo sui lavoratori». E così quelli con maggiore anzianità riescono ad avere trattenute inferiori ai 200 euro l’anno. Mentre per i nuovi assunti, «che in generale hanno una retribuzione più bassa, si arriva fino ai 300 euro ogni anno». Cifra che per molti arriva a rappresentare anche un terzo di uno stipendio mensile.  Una delle realtà coinvolte è Autogrill, che gestisce un ristorante al Terminal 1. «La trattenuta parcheggi? Sì, c’è», sorride al telefono un operatore: «Dovete sentire Rosalba Benedetto dell’ufficio stampa». La quale, fuori sede, non ha mai ricontattato Articolo36.
Ma ovviamente il problema principale non è questo dettaglio del ticket per il parcheggio trattenuto in busta paga, bensì la questione delle retribuzioni. Un tema diventato centrale in uno scalo che, già all’inizio della sua storia di hub internazionale, si distingueva invece per la precarietà dei contratti. [continua a leggere..]

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