Il decreto per le start-up è legge. E comincia già a far discutere

Scende da 5 anni a 24 mesi il periodo per il quale bisogna garantire che la maggioranza delle quote sia detenuta da persone fisiche, una misura che rende più semplice l’ingresso dei fondi di venture capital.Si riduce dal 30 al 20% la quota di utili da investire in ricerca per essere riconosciute come start-upinnovative, spese nelle quali rientrano anche quelle legate all’incubazione. Viene concesso il credito di imposta al personale altamente qualificato assunto a tempo indeterminato. Sono queste le principali modifiche che il dibattito parlamentare ha apportato al decreto Sviluppo bis, convertito in legge dalla Camera dei Deputati lo scorso 13 dicembre.
Un voto non scontato, messo a rischio dall’imminente crisi di governoche ha fatto scivolare su un binario morto altri provvedimenti in discussione, come quello sul riordino delle province. La fiducia posta dall’esecutivo e un forte movimento di pressione che ha animato Twittercon l’hashtag #firmateildecreto, scelto anche se il decreto era già stato firmato dal Presidente della Repubblica e necessitava invece di essere votato, hanno portato all’approvazione della prima legge italiana che si occupa di start-up.
«Sarebbe stato uno spreco buttare tutta l’attività di rinnovamento svolta in questi mesi», commenta Alberto Onetti, professore di Managementall’Università dell’Insubria di Varese e presidente della Fondazione «Mind the bridge». Nessuno spazio a facili ottimismi, però: «un Paese non diventa una fucina di start-up per decreto. Certamente il fatto di avere una legge che si pone il problema è un evento quasi storico, ma non lo trovo di per sé risolutivo». Soprattutto perché «interviene su un mondo che per sua natura è in fortissima evoluzione e mal si presta ad essere normato». La vera sfida, a questo punto, è quella di «modificare la cultura imprenditoriale» per renderla più simile a quella di ecosistemi più evoluti come quello della Silicon Valley. Ma questo è un «lavoro che si muove su tempi necessariamente lunghi».
Intanto il documento licenziato dal Parlamento suscita pareri contrastanti. Ovviamente favorevole quello di Riccardo Donadon, patron di H-Farm, membro della task force che ha elaborato il rapporto «Restart Italia!» alla base del decreto, nonché presidente di ItaliaStartup. [continua a leggere..]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...