Liber Aria, in Puglia una start-up sfida il mercato editoriale

Liber Aria. Perché «libero richiama i libri, aria è perché lavoriamo in rete. E poi è l’anagramma di libreria. E ancora perché siamo indipendenti, e in questo nome c’è la matrice della parola libertà»Giorgia Antonelli spiega così la scelta di battezzare Liber Aria la casa editrice online nata come associazione culturale nel 2008 e trasformata in srl nel novembre del 2011.
Pugliese, 32 anni, questa giovane startupper vanta un curriculum accademico di tutto rispetto: una laurea in lettere ad indirizzo storico-sociale all’università di Bari, un dottorato di ricerca in storia contemporanea concluso nel 2008, quindi l’abilitazione all’insegnamento alla Ssis, la scuola di specializzazione all’insegnameno secondario chiusa nel 2009 e sostituita dal Tfa, il cosiddetto tirocinio formativo attivo.Ed è appunto presentandosi in classe che riesce ad ottenere uno stipendio. Per ora dalla sua start-up non ricava nulla, ma assicura i pagamenti ai suoi collaboratori. «In quest’ultimo anno scolastico ho lavorato grazie al bando regionale ‘Diritti a scuola’, che prevede l’affiancamento dei precari ai docenti di scuola. Ho ottenuto 12 punti in graduatoria e inoltre sono stata pagata», racconta.
Alla regione Puglia Giorgia deve anche la nascita della sua casa editrice. «Nel 2008 ho partecipato, insieme alla mia amica Maya Calamita, a‘Principi attivi’, un’iniziativa che offriva un contributo di 25mila euro a giovani che volessero lanciare un’attività». Si tratta di un progetto che rientra in ‘Bollenti spiriti’, il programma regionale di politiche giovanili. A questo proposito, è aperto il bando 2012: gli aspiranti startupper pugliesi hanno tempo fino al 19 ottobre per partecipare. Ottenuto il finanziamento, «abbiamo dato vita ad un’associazione culturale che si occupava di editoria online e print on demand, ovvero la possibilità di ordinare un libro e di farsi recapitare a casa la copia stampata». Il progetto regionale ha avuto la durata di diciotto mesi, passati i quali è stato necessario presentare un rendiconto delle attività svolte. «Per un po’ sono andata avanti con l’associazione, poi ho deciso di provare a farne un lavoro: tanto ero una precaria della scuola e della ricerca». [continua a leggere..]

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