«Restart Italia», con il decreto Sviluppo bis arrivano (quasi tutte) le proposte per le start-up

«Sono molto contento del decreto. È un passo importantissimo per il nostro settore: il governo è riuscito a trasformare quasi tutto quello che abbiamo suggerito in realtà ed è una cosa che nessuno di noi si poteva aspettare all’inizio di questa avventura». Predica ottimismo Riccardo Donadon, amministratore delegato dell’incubatore di impresa H-Farm ma soprattutto membro della task force che ha elaborato «Restart Italia», il rapporto contente molte proposte in tema di start-up buona parte delle quali sono entrate neldecreto Sviluppo bis approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei Ministri. «È vero», ammette, «mancano alcune cose, ma la strada è stata intrapresa con forza e sono sicuro che un po’ alla volta raccoglieremo tutto».
Sì, perché nonostante il gruppo di lavoro abbia specificato che le misure suggerite «produrranno una scossa solo se saranno considerate come un “pacchetto unico”», non tutte sono entrate a far parte del provvedimento passato a Palazzo Chigi. Al di là del fatto che non è stato posto alcun limite anagrafico per gli startupper, che possono così accedere alle agevolazioni fiscali e normativa a qualunque età, due degli elementi contenuti nel rapporto sono rimasti lettera morta: il cosiddetto Fondo dei fondi e l’Iva per cassa. Il primo sarebbe dovuto essere quella realtà in grado di investire da un lato a sostegno degli incubatori di impresa e dei fondi di venture capital, dall’altro di svolgere il ruolo di anchor investor, ovvero di primo investitore all’interno di progetti di start-up selezionati sulla base di una due diligence, vale a dire una valutazione delle condizioni e del valore delle singole aziende.
La seconda misura avrebbe permesso alle imprese in questione di versare l’imposta sul valore aggiunto non secondo la competenza, cioè sulla base della data di emissione della fattura a prescindere dal fatto che questa sia stata o meno saldata, ma secondo la cassa. Ovvero solo dopo che il cliente ha pagato quanto dovuto. Una misura, questa, che avrebbe permesso alle aziende di mantenere una certa liquidità disponibile non dovendo anticipare il versamento delle imposte. [continua a leggere..]

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