Tekné Italia, quando la tradizione si fa start-up

Questa è una storia che mescola tradizione e innovazione. Sì perché Tekné Italia, l’azienda fondata nel luglio 2010 dai due fratelli Bonarrigo riporta in auge i carrettini del gelato che nel Novecento rinfrescavano i turisti sulle spiagge della Sicilia.
Figli d’arte, il padre ha un’azienda che produce frigoriferi nella quale entrambi davano una mano durante le vacanze estive, hanno deciso di «sfruttare l’alta immagine che, nonostante tutto, l’Italia gode ancora nei settori del food, del design e della qualità». A parlare è Giorgio Bonarrigo[a destra nella foto Giovanni Sempreviva], 23 anni e una laurea in Economia ancora da conseguire. Mentre il fratello Vincenzo di anni ne ha 26 e si è laureato in Architettura: è sua la mano dietro alle linee diProcopioKaterina e Madiai tre modelli di carrettino dei gelati finora prodotti. E distribuiti in tutto il mondo: dall’Australia al Messico, dagli Stati Uniti all’Indonesia, dallo Yemen al Venezuela. Mentre non c’è paese della comunità europea nel quale non si muova almeno una delle ‘gelaterie mobili’ prodotte nello stabilimento di Giarre, in provincia di Catania.
E pensare che «per noi tutto è cominciato come un gioco». Dall’età di dieci anni hanno preso a gironzolare per l’azienda del padre e, con l’adolescenza, hanno iniziato con qualche piccolo lavoretto: «facevamo le cose più disparate, dal frigorista alla contabilità. Mio fratello Vincenzo collaborava anche allo studio dei progetti dell’azienda». Fino a che, un paio di anni fa, non hanno deciso di mettersi in proprio. «Vedendo l’andamento dell’economia sentivamo l’esigenza di creare qualcosa che fosse nuovo, diverso». L’idea è stata quella di riscrivere la storia dei carrettini gelato. O meglio di impegnarsi nella «progettazione, produzione e vendita di macchine speciali e corner dinamici per il settore della gelateria e della ristorazione».
L’idea di fondo è quella di «creare prodotti di alta qualità con grande attenzione al design», in linea con «la grande autorevolezza della manifattura di qualità che il made in Italy ancora riscuote», con l’obiettivo di generare «entusiasmo e soddisfazione» nel cliente finale. Il risultato sta nei 350mila euro di fatturato con cui l’azienda ha chiuso il 2011,superando già dopo i primi dodici mesi il punto di pareggio. [continua a leggere..]

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