Appeatit, la start-up che rende il pranzo una vera pausa

Fare la pausa pranzo con calma senza azzuffarsi per cercare un tavolo o aspettare per interminabili quarti d’ora che un cameriere oberato di lavoro abbia il tempo di prendere la comanda. Si arriva nel ristorante scelto e si trova un posto riservato e, appena ci si siede, il personale di sala comincia a servire il pasto. Tutto possibile grazie ad un’applicazione lanciata dalla start-up cagliaritana Appeatit.
O almeno, questa è la direzione nella quale sta lavorando un team di otto membri che gravita intorno a questa realtà. «Noi potremmo partire anche adesso, ma ci siamo fermati per ragionare su come pianificare l’espansione commerciale, visto che con i ristoratori occorre avere un contatto diretto. Intanto abbiamo firmato un primo contratto con un locale di Roma, che utilizzeremo per testare l’applicazione». A parlare è Damiano Congedo, [nella foto a destra] 27enne come i suoi tre soci operativi in questa start-up, Marco Clemenza e Stefano Colella«Ci conosciamo da vent’anni, dai tempi delle elementari». Laureato in Scienze della comunicazione il primo, grafico pubblicitario il secondo, diplomato al liceo scientifico il terzo, questi tre startupper hanno coinvolto nel loro progetto anche Antonio Mura, 58 anni, ex dirigente d’azienda. «È stato il nostro mentore», spiega Congedo, e forse anche per l’età non più verdissima «in questa fase è più distaccato».
Gli altri cinque collaboratori che si occupano di tutto, dallo sviluppo della piattaforma web alla grafica, dagli aspetti finanziari alla gestione dei social media, sono stati coinvolti direttamente nel progetto. «Abbiamo stretto un accordo tra gentiluomini, sulla base del quale dopo un anno di collaborazione riceveranno gratuitamente delle quote della società». Il meccanismo del work for equity è stato introdotto dal decreto Passera del dicembre scorso, anche se in realtà era pensato per abbattere i costi legati a commercialisti e notai, ai quali gli startupper avrebbero potuto concedere una quota delle azioni invece di pagare direttamente le prestazioni.
L’idea del ministro non era certo quella di usarla al posto degli stipendi. «In realtà noi ci siamo mossi prima del decreto, abbiamo cercato tutte le figure che ci servivano e siamo partiti. Ovviamente, non sono tuttifull time». Dovendosi mantenere, insomma, svolgono anche altre attività. Anche perché da qualche tempo Appeatit si è trasferita da Cagliari a Roma, dove è incubata all’interno di Enlabs e dove intende lanciare la propria applicazione. Qui Congedo e soci sono entrati dopo un vero e proprio pellegrinaggio attraverso le varie iniziative a sostegno delle start-up. [continua a leggere..]

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