Le startup che nascono grazie al contributo della gente: arriva l’equity crowdfunding certificato

Selezionare 15 progetti che richiedano un finanziamento compreso tra i 250mila e i 500mila euro, e proporli al pubblico nel corso del prossimo anno. Nasce con questo obiettivo StarsUp, la prima piattaforma di equity crowdfunding autorizzata dallaConsob sulla base dei contenuti del decreto Passera e dal regolamento adottato dallo stesso organismo di vigilanza sui mercati nel giugno scorso.
Dietro a questo progetto ci sono tre commercialisti: il 42enne Matteo Piras, il cuginoCarlo (44) e Alessandro Scutti (45). Sardi i primi due, anche se il più giovane vive e lavora a Livorno dove ha sede la piattaforma, romano il terzo. «Per tutti questi mesi [la pubblicazione del regolamento era attesa per la fine di marzo, ndr] abbiamo osservato da vicino l’evoluzione normativa e regolamentare per farci trovare pronti e presentare la nostra domanda», spiega Matteo Piras, «volevamo essere i first mover sul mercato». Ovvero i primi a muoversi: un obiettivo che StarsUp è riuscita a centrare.
Certo, prima di agire c’è voluto qualche mese: approvato a dicembre il decreto Passera, il regolamento Consob era  atteso per la primavera e invece è stato pubblicato inGazzetta Ufficiale solo il 12 luglio. «Se consideriamo che si tratta di un mercato completamente nuovo è ragionevole che ci abbia messo un po’ di tempo in più» concede uno dei tre fondatori di StarsUp: «Inoltre ha messo in pubblica consultazione la bozza ed ha adottato delle modifiche in funzione delle risposte ottenute. A far di meglio c’è sempre spazio, ma vedendo come vanno le cose in Italia direi che è un esempio da seguire».
La procedura per ottenere la certificazione «è andata abbastanza liscia. Rispetto alla documentazione inviata ci hanno chiesto solo un’integrazione che specificasse meglio il tipo di servizi offerti». La piattaforma seguirà la formula “all or nothing”, erogherà cioè i fondi solo a quei progetti che raggiungeranno l’intero importo del finanziamento richiesto, sarà on line a partire dalla fine di novembre. Ma quali saranno le start-up innovative che potranno utilizzarla?
«Noi non facciamo distinzioni né in termini di aziende, né dal punto di vista geografico.Stiamo già esaminando sia alcuni progetti che sono ancorati più ai settori tradizionali del made in Italy, sia altri dell’economia digitale» spiega Piras: «Contrariamente a quanto si è portati a pensare, l’innovazione è molto più diffusa e si trova in settori come il food, la meccanica, l’elettronica, la moda ed il design». Per queste realtà il crowdfunding può rappresentare una via verso il successo.
«È un dato di fatto che le start-up, non avendo una storia alle spalle, incontrano grosse difficoltà nell’accesso al credito». Certo, sono molte le competizioni e i bandi che mettono a loro disposizione dei fondi: «Ma per quanti siano, riescono a gratificare solo una piccola parte dei talenti italiani. Inoltre lo fanno con importi tutto sommato ridotti.Con 30mila euro è molto difficile realizzare l’industrializzazione di un prodotto e allestire una rete commerciale». Serve una cifra molto più alta, che solo i fondi di investimento possono garantire. Paradossalmente, però, «difficilmente riescono ad investire sotto una certa soglia».
Si apre così una fetta di mercato all’interno della quale le piattaforme di crowdfundingpossono giocare un ruolo da protagoniste. Eppure, per come è stato definito il regolamento Consob, non si può prescindere dagli investitori istituzionali, che devono garantire il 5% del finanziamento. Un aspetto che ha suscitato alcune critiche all’interno dell’ecosistema [continua a leggere..]

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