Recuperano metalli in modo economico ed ecologico: e vincono il premio Marzotto

«Innanzitutto noi consentiamo ai nostri clienti di recuperare metalli preziosi riducendo i tempi di manutenzione ed aumentando la produttività dell’impianto. Con benefici anche sotto il profilo della responsabilità sociale, visto che vengono utilizzate meglio le materie prime in ingresso». Dietro a questo “noi” ci sono due 26enni pugliesi, Salvatore Modeo [a destra nella foto] e Antonio Andrea Gentile: ingegnere gestionale il primo, fisico il secondo, si sono conosciuti frequentando a Lecce l’Isufi e nel marzo del 2011 hanno dato vita a Mrs.
Si tratta di un’azienda che sfrutta un brevetto, «un’idea che ha avuto Antonio quando si è trovato di fronte allo stesso problema in laboratorio», racconta Modeo. La questione riguarda quei forni – il nome tecnico è evaporatore termico – che vengono utilizzati nella produzione di microchip, circuiti integrati e lenti: si tratta di apparecchiature che raggiungono temperature tali da far evaporare i metalli preziosi necessari alla produzione fino a che non si depositano per realizzare il pezzo desiderato. Nella parte bassa del forno si depositano di volta in volta le diverse materie prime, in alto lo stampo di silicio sul quale si vuole arrivare a depositare una pellicola d’oro piuttosto che di titanio o di cromo.
Il problema è che, come avviene ad esempio in una pentola d’acqua portata ad ebollizione, le polveri di metallo prezioso si depositano anche sui lati del forno. E devono quindi essere eliminate: «La maggior parte delle aziende utilizza degli schermi statici alle pareti», sulle quali si depositano i vari metalli. Una volta ogni mese questi crogiuoli devono essere fermati per effettuare la pulizia, che consiste nello smontare le pareti e sabbiarle per rimuovere i metalli, il recupero dei quali richiede poi l’utilizzo di diversi solventi chimici come i cianidi o il mercurio. La soluzione offerta da Mrs è tanto all’apparenza semplice quanto efficace: uno «schermo dinamico». Si tratta di pareti formate da tanti singoli elementi che, visti in sezione, hanno la forma di un prisma. Il meccanismo ruota questi elementi ad ogni cambio di metallo portato in evaporazione, così che su ogni lato si depositino le polveri di un unico materiale. «Su ogni lato noi inseriamo prima uno strato di polimero che poi rimuoviamo insieme alle polveri ed immergiamo in acqua: una volta sciolto, rimangono delle pellicole dei metalli che volevamo recuperare».
I due giovani startupper, ai quali da qualche mese si è aggiunto con una quota di minoranza ed il compito di occuparsi degli aspetti finanziari anche il 35enne Giovanni Doria, impiegato al Monte dei Paschi di Siena e professore associato all’università del Salento, hanno registrato questo sistema con un brevetto che copre Europa, Cina ed America. [continua a leggere..]

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