Tacatì: un milione di euro per l’e-commerce a km zero

Avevano avuto la stessa idea. Ed entrambi avevano pensato di presentarla alla Coldiretti di Asti, a pochi giorni l’una dall’altro. «Alla fine sono stati loro a metterci in contatto». A raccontarlo alla Repubblica degli Stagisti è Giulia Valente, 28 anni, fondatrice insieme al 34enne Stefano Cravero di Tacatì, una start-up che si occupa di fornire una piattaforma e-commerce a piccoli negozi «che aderiscono alla nostrafilosofia del chilometro zero, vendendo prodotti locali ed artigianali». E che ha appena ricevuto un finanziamento da un milione di euro daPrincipia-Sgr.
Un progetto che oggi coinvolge alcune zone del Piemonte, regione alla quale l’azienda deve il suo nome. «Volevamo che ricordasse la vicinanza, anche per via del fatto che consegnamo la spesa a domicilio. E nel nostro dialetto vicino si dice “taca a tì”». Anche se la sede legale è molto lontana da Langhe e Monferrato. «Si trova a Cagliari, dove ha sede il nostro sviluppo tecnologico. Il capoluogo sardo è ottimo se si cercano competenze informatiche e sviluppatori». A livello operativo, però, Tacatì ha trovato casa a Torino all’interno di I3P, l’incubatore d’impresa del Politecnico di Torino.
Qui i due startupper sono arrivati dopo aver girato il mondo. «Io ho studiato Economia prendendo la doppia laurea allaBocconi di Milano e alla Hec di Parigi, poi ho fatto uno stage alla Comunità europea a Bruxelles nel 2009» snocciola Valente: «Fino al 2011 ho lavorato a Madrid, ma alla fine sono tornata: mi mancava l’Italia». Cravero invece dopo la laurea in Economia all’università di Torino ha lavorato per otto anni nel settore della finanza, muovendosi tra Lussemburgo, Irlanda e Berlino. Quindi ha cambiato vita, si è trasferito in Bangladesh ed ha lavorato per un anno con Muhammad Yunus, inventore del microcredito e premio Nobel per la Pace 2006. Quando ha deciso di tornare in Italia, lo ha fatto con l’idea di lavorare a qualcosa che avesse un impatto sociale positivo.
Un’assunzione di responsabilità che si traduce nella valorizzazione della filiera corta. «Abbiamo individuato delle piccole botteghe alimentari che sono nostre partner. A loro mettiamo a disposizione uno spazio e-commerce sulla nostra piattaforma e predisponiamo una rete di punti di consegna sul territorio». In altre parole, offrono a queste botteghe un canale di comunicazione dedicato che permette loro di farsi conoscere. Magari sfidando anche la grande distribuzione. «L’idea è nata facendo delle prove: abbiamo iniziato con un’e-commerce puro, pensavamo di acquistare dai produttori per poi rivendere ai clienti. Abbiamo anche raccolto i primi ordini la scorsa estate, ma ci siamo resi conto che era un sistema difficile da gestire». Fino a che non sono entrati in contatto con “Il Buon senso”, negozio di prodotti alimentari sfusi di Asti. [continua a leggere..]

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