Fluentify, è italiana la start-up che insegna a parlare inglese

«Siamo convinti che prima di iniziare si debba avere un team: è fondamentale». Ed è sulla base di questa convinzione che il 24enne Giacomo Moiso, prima di lanciare Fluentify insieme al compagno di studi all’Escp Europe Andrea Passadori, ha cercato e trovato Claudio Bosco, designer 22enne diplomato allo Ied e conosciuto tramite amici, che a sua volta li ha presentati a Matteo Avalle (26), programmatore con un dottorato in Computer science al Politecnico di Torino.
Sono loro i quattro fondatori di una start-up che permette ai clienti di migliorare la conoscenza dell’inglese attraverso conversazioni via Internet con persone madrelingua. L’importanza della squadra secondo Moiso risiede nel fatto che «qualunque cosa decidiamo di sviluppare, possiamo farla in tempi brevi. Inizialmente io e Andrea ci siamo rivolti ad un fornitore tecnico, una persona esperta ma che non faceva parte del team. Poi ci siamo resi conto che ci serviva qualcosa di più, un supporto vero e full time». E sono andati alla ricerca di quelli che oggi sono i loro soci. «Se non hai persone con le quali lavori bene e che ti aiutano a sviluppare l’idea non vai da nessuna parte» aggiunge Passadori: «è grazie a loro se abbiamo superato i momenti difficili che abbiamo incontrato».
Eppure quella di Fluentify è una storia relativamente breve, visto che la start-up è nata solo a maggio di quest’anno. «L’abbiamo fondata online in una sera a Parigi e ci è costato solo 15 sterline». Ai quali successivamente i quattro hanno aggiunto 40mila euro attinti dai propri risparmi. Il pagamento in valuta inglese è dovuto al fatto che la sede di questa azienda è Londra e la forma giuridica scelta è la Ltd, paragonabile alla società a responsabilità limitata italiana. Ma con importanti differenze: «non dovremo presentare dichiarazioni, né consegnare un bilancio fino al 2015. Più in generalequi in Inghilterra [i due oggi vivono a Londra, ndr] fare impresa è più semplice» prosegue Moiso: «ti concentri sullo sviluppo del tuo business e non sugli aspetti burocratici». Dietro a questa scelta non c’è solo una volontà di evitare le complicazioni della burocrazia italiana. «Per una start-up che cerca dei fondi, essere inglese apre al mercato mondiale. Con una srl forse nemmeno in Italia ti finanziano, qui invece la prima cosa che ci chiedono è se siamo una Ltd», spiega Passadori. Perché questa formula facilita gli investimenti.
I due giovani imprenditori hanno avuto l’idea di Fluentify quando, frequentando il master all’Espc Europe, si sono trovati prima a Londra e poi a Parigi e si sono resi conto di quanto il passaggio dai libri di scuola alla conversazione con dei madrelingua potesse essere complesso. [continua a leggere..]

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